Oggi il modo di comunicare è cambiato radicalmente, infatti non servono più tante parole, basta un emoji, o più semplicemente le simpatiche faccine?

Ormai sono ovunque, che ci piaccia o meno sono entrate a fare parte della vita quotidiana, invadendo i nostri spazi, i nostri messaggi e il nostro modo di comunicare.

Ma facciamo un passo indietro per capire quando sono nate.

Le prime emoji nascono nel lontano 1999.

Emoji significa letteralmente “parola immagine” o “pittogramma”.

Infatti nelle intenzioni del suo creatore, Shigetaka Kurita, le 176 faccine create ispirandosi ai manga, ai caratteri cinesi e ai segnali stradali, dovevano servire a comunicare pensieri e emozioni in maniera immediata e neutrale.

Ma senza suscitare simpatia o antipatia come accade invece con le immagini.

Con il passare del tempo hanno acquisito sempre più di significato, diventando ben presto una parte importante del linguaggio di comunicazione.

Infatti oggi le emoji sono un vero e proprio linguaggio, una sorta di codice universalmente riconosciuto per comunicare senza usare le parole.

Le emoji così come le conosciamo hanno iniziato a spopolare su social network e sistemi di messaggistica istantanea nel 2011. In questi anni si sono diffuse al punto da invadere la comunicazione online, tanto che oggi non possiamo quasi più pensare di farne a meno.

Chi di noi non ha mai usato le emoji?

Chi non le hai mai selezionate con cura all’interno di un discorso o utilizzate per sostituire parole o frasi intere?

Che ci piaccia o no le emoji fanno parte dell’automatismo di scrittura dei nostri smartphone.

Inserire un emoji in un tweet ne aumenta la diffusione del 25,4%.

Nei post di Facebook può far aumentare il numero di like del 57% e la quantità di commenti e condivisioni del 33%. Non a caso, già nel 2015, circa la metà dei commenti su Instagram conteneva almeno un emoji.

In mezzo a tutte queste faccine, i Brand hanno capito di poter sfruttare questo “fenomeno” traendone più vantaggio possibile. Infatti molti brand hanno iniziato a sviluppare linguaggi di emoji personalizzati, in modo da poter cavalcare e sfruttare al meglio questo fenomeno.

Tra questi brand troviamo Starbucks, L’Oréal, Twitter, Pepsi, Domino’s, tutti loro si sono tuffati per padroneggiare l’emoji marketing.

Coca Cola è stata la prima azienda ad aver creato i suoi emoji personalizzati su Twitter, brandizzando il marchio con l’hashtag #ShareaCoke.

I brand, hanno preso confidenza con gli emoji proprio per mostrare al pubblico il proprio lato “umano”.

Ma come ogni cosa non bisogna esagerare, altrimenti si rischia di strafare. Infatti uno degli errori più gravi che un brand possa commettere sui social è utilizzare un emoji in modo sbagliato.

I messaggi lunghi e pieni di emoji a volte possono risultare fastidiosi, soprattutto perché la lettura viene continuamente interrotta da queste “pause” che distraggono il lettore visivamente ed “emotivamente”.

Ma un post breve pubblicato al momento giusto può trarne vantaggio e può anche fidelizzare il cliente.

Per gli amanti delle faccine su Emojipedia è possibile trovare una guida dettagliata e sempre aggiornata di tutte le emoji.

Che ci piacciono o meno, le faccine con i loro significati sono entrati a fare parte della nostra vita quotidiana, sconvolgendo il nostro modo di comunicare e rapportarci con gli altri.

Che sia un bene o un male, solo il tempo potrà dirlo, per il momento serviamoci, senza però esagerare, delle tante emoji che abbiamo a disposizione!? ?‍♀️ ? ? ? ? ?‍♀️ ? ?‍♀️ ? ?‍♀️ ? ?‍♀️ ? ?️‍♀️ ?️ ?‍⚕️ ?‍⚕️